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lunedì 28 agosto 2017


Ather Capelli nasce a Ferrara il 31 Ottobre del 1902 e muore per mano fratricida comunista il 31 marzo 1944.
Giovanissimo aderisce al movimento fascista; squadrista, partecipa alla Marcia su Roma, Sciarpa -Littorio, volontario in Africa Orientale ove viene decorato al Valor Militare, Cavaliere della Corona d’Italia viene insignito dell’Ordine della Stella Coloniale.
La sua attività si sviluppa nel campo culturale, scrive commedie e drammi, è un ottimo giornalista e collabora con numerose testate.
Fondatore dell’Associazione Nazionale dei Combattenti di Moncalieri,città alla quale era particolarmente legato fin da giovanissimo,in quanto organizzatore di vari spettacoli culturali (concerti,commedie e drammi scritti di suo pugno) rappresentati a cura della Compagnia Filodrammatica “Sursumcorda”,il tutto sempre a puro scopo benefico.
Era cittadino onorario della città,che nel 1944 gli intitolò una piazza (naturalmente dopo la “liberazione” il nome venne prontamente cancellato).
Sempre pronto ad accorrere dove la Patria chiama, il 10 giugno 1940 chiede l’arruolamento volontario ma gli viene rifiutato per una grave menomazione di guerra.
Con i suoi scritti e la partecipazione attiva al fronte interno porta il suo contributo alla guerra; il 2 gennaio 1943 entra a far parte della Redazione della Gazzetta del Popolo.
Dopo il 25 Luglio 1943 rimase fedele ai suoi principi ed alle sue idee:
Sono sue queste parole dette,in quei giorni, ad un collega..”Ma no, stammi a sentire, il popolo italiano è fondamentalmente buono, il cammino sarà ancora lungo e difficile ma è innegabile, oserei dire – fatale,che la Nazione alla fine comprenda quanto stiamo facendo per riscattarla dal fango in cui è stata spinta.”
Il 20 Settembre 1943, in un momento politicamente molto delicato,immediatamente successivo all’infausto 8 Settembre,quando ben pochi osavano credere nella ripresa nazionale e per essa esporsi,accettava l’ incarico di Direttore del quotidiano torinese la Gazzetta del Popolo.

Ather Capelli non ha esitazioni, è coerente, non ha l’animo dell’opportunista che attende l’evolversi dei fatti, sa che non vi sarà l’invocata vittoria ma bisogna cadere con l’arma in pugno perché le Nazioni, come gli uomini, debbono osservare i Valori dello spirito e del carattere.
Il 17 gennaio 1944 assume la carica di Direttore dell’Illustrazione del Popolo.
Il 31 Marzo 1944 dopo un intensa mattinata di lavoro al giornale con il collega giornalista Indro Montanelli(che fu l’ultima persona a vederlo in vita) mentre tornava alla sua abitazione per il pranzo,il gappista Giovanni Pesce,che lo attendeva dentro il portone di casa,gli scaricava addosso tutti i colpi delle sua pistola mitragliatrice,dandosi poi alla fuga.
Sulla sua scrivania veniva ritrovato un appunto di lavoro per un articolo che avrebbe scritto la sera: “la grande ora, amore ove è odio, luce dove è tenebra. Legge dove è disordine”.
Ather Capelli era un uomo di pace che sapeva affrontare la guerra, che bandiva l’odio fra italiani, che sapeva arrivare al cuore con i suoi scritti: perciò doveva essere eliminato!
(Tratto da: Ather Capelli “una vita per l’Italia e per l’idea”)
TORINO 2 APRILE 1944 
LA SALMA DI ATHER CAPELLI SALUTATA DAI FASCISTI TORINESI


TORINO 1 FEBBRAIO 1945
 Sfila la Brigata Nera Ather Capelli 


In suo onore gli fu intitolata la I Brigata Nera
fondata a Torino il 19 Luglio 1944 e comandata da Giuseppe Solaro

I^ BRIGATA NERA"ATHER CAPELLI" TORINO

La I^ Brigata Nera "Ather Capelli" è costituita a Torino il 19 luglio 1944-XXII, intitolata al giornalista della Stampa di Torino assassinato dai partigiani alcuni mesi prima.
La prima operazione di contro-guerriglia a cui prende parte la Brigata è quella che dal 18 settembre la vede impiegata nella zona di Rondissone, alla caccia dei ribelli che asassinarono il Capo della Provincia Raffaele Manganiello.
L'operazione protrattasi fino al 9 ottobre ha pieno successo, viene sgominata la Brigata Partigiana Garibaldi-Valle, ne viene ucciso il comandante assieme a 52 ribelli, e ne sono fatti prigionieri 30. Nel frattempo la Brigata "Capelli" è anche impegnata in Torino nel mantenimento dell'ordine pubblico e nella prevenzione di attentati terroristici.
Il 4 novembre il distaccamento di Pinerolo compie un'importante azione contro il comando partigiano concentrato sui monti limitrofi; in collaborazione con l'Esercito Tedesco gli squadristi distruggono il comando partigiano, che fungeva tra l'altro da campo di prigionia, liberano così 11 militi delle SS Italiane e sequestrano una notevole quantità di armi automatiche.
Nei primi giorni di novembre il comando di Torino prende parte coi suoi militi alla liberazione di Alba, continuando comunque nel controllo della città, delle linee ferroviarie e degli stabilimenti industriali.
Nel febbraio '45 il Comando della Brigata è ricevuto dal Duce che ne loda l'operato.
Il 28 aprile 1945 la città viene evacuata dall'Esercito della Repubblica Sociale e dall'Esercito Tedesco, solo i militi della Brigata Nera rimangono al loro posto proteggendo le retrovie dei reparti che lasciano la città.
Mille cecchini sono dislocati sui tetti delle case e nei punti strategici, e su questi si abbatterà la vendetta dei ribelli che troveranno la città praticamente indifesa.
Il Comando della Brigata Nera, presso la Caserma Cernaia, è occupato dalle forze partigiane solo quando i militi lo hanno da tempo abbandonato.
Giuseppe Solaro, Ispettore per il Piemonte delle Brigate Nere, nonchè ex-comandante della Brigata "A.Capelli" viene catturato ed assassinato mediante impiccagione ad un albero di Corso Vinzaglio, dopodichè il suo corpo martoriato è esposto per le vie cittadine e quindi gettato nelle acque del Po.





ORGANIGRAMMA E COMPOSIZIONE DELLA BRIGATA
Dislocazione : Torino, posta da campo n° 841
Comandante : SOLARO Giuseppe, sino al 23 aprile 1945, PAVIA Mario
Vice Comandante : Tenente Colonnello GUALDI ing. Lorenzo ;
Tenente Colonnello POLLONE avv. Carlo
Capo si Stato Maggiore : Tenente Colonnello MUSSO Aldo
Capo Ufficio Informazioni : Maggiore MASSA Dante
Servizi generali : Maggiore CICOLELLA Italo
Assistenza, stampa e propaganda : Sottotenente GIORGI Gioachino
Servizio sanitario : Capitano medico STARACE Luigi
Mobilitazione, personale e matricola : Tenente DORIA Salvino
Intendenza : Tenente RAGONA Giacomo
Amministrazione e contabilità : Tenente BOSCHETTO Guido
Armamento, equipaggiamento e casermaggio : Tenente BALDO Guido
Vettovagliamento : Tenente CIRIELLO Tullio
Minuto mantenimento e servizi di caserma : Capitano DI DIO Giovanni
Ufficio investigativo federale : Tenente BOGGIO Giuseppe
Cappellano : Tenente GAIA Don Ettore
Compagnia EIAR
Comapgnia "LA STAMPA"
1° Battaglione distaccamento di Chieri e Moncalieri
2° Battaglione, distaccamento di Chivasso e Pinerolo


lLA BRIGATA NERA "ATHER CAPELLI"

LA CASERMA DELLA BRIGATA NERA


Raffaele Manganiello

Nel 1920 si iscrisse ai Fasci di Firenze, dove intanto si era trasferito. Due anni dopo, quando partecipò alla marcia su Roma, era ormai uno dei Capi riconosciuti del movimento fiorentino. Nel 1932 divenne segretario federale ad Imperia; poi, nel 1934, fu trasferito a Catanzaro, quindi nel 1937 a Cosenza e per pochi mesi a Rodi nel 1940, dove esercitò anche la funzione di ispettore del partito per il Dodecaneso. Nel 1939 divenne consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
L’8 novembre del 1940 assunse l’importante incarico di Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.), che mantenne fino al 25 luglio del 1943. Alla direzione del CONI fu sostituito da una gestione commissariale.
All'indomani della caduta del governo fascista venne sollevato dall'incarico e recluso nel penitenziario romano di Forte Boccea. Liberato in seguito all'occupazione tedesca della capitale, aderì con entusiasmo alla Repubblica di Salò. Il 1º ottobre 1943 Mussolini lo nominò prefetto di Firenze.
Esercitò questa carica fino al 23 luglio 1944 allorché, si trasferì al nord nelle terre rimaste sotto il controllo della Repubblica Sociale. Giunto al nord e stabilitosi a Varese, Manganiello fu nominato prefetto di Torino al posto di Paolo Zerbino.
Tuttavia, proprio mentre, privo di scorta, si accingeva a raggiungere a bordo della sua Aprilia, il 14 settembre 1944 fu preso prigioniero al casello autostradale di Rondissone (TO) da una pattuglia partigiana. Manganiello tentò di fornire le false generalità del veterinario Mario Visconti ma i documenti sequestratigli erano inequivocabili. Insieme ai compagni di viaggio fu prelevato e consegnato ad un gruppo guidato dal vicecomandante Trancia "un ragazzo poco più ventenne". Dopo l'uccisione della sua scorta, i brigadieri della Polizia Repubblicana Alceo e Francesco Gabriellini e dell'Ausiliaria Dorotea Lantieri, che incinta aveva chiesto un passaggio per Torino, fu fucilato il giorno stesso presso Mazzè (TO) da elementi partigiani. I corpi completamente denudati furono gettati nel fiume Dora.
Alla sua memoria fu intitolata la Brigata Nera di Firenze "Raffaele Manganiello".



MILITE DELLA BRIGATA NERA "MANGANIELLO"